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PSICOANALISTA INFANTILE: QUANDO A RICHIEDERLO È LA SCUOLA

Ai genitori sempre più spesso viene consigliato di far valutare i propri bambini da un neuropsichiatra o da uno psicoanalista infantile e loro si interrogano se questa pratica sia davvero necessaria. 
Ecco cosa dice la legge e quando è giusto far intervenire un esperto.

Da alcuni anni a questa parte si assiste a un fenomeno nuovo soprattutto nelle scuole elementari, ma che si sta estendendo anche alle scuole medie, per cui ai genitori sempre più spesso viene consigliato di far valutare i propri bambini da un neuropsichiatra o da uno psicoanalista infantile. Molti genitori s'interrogano sul perché le insegnanti abbiano cominciato a prestare tanta attenzione ai Disturbi Specifici dell'Apprendimento (D.S.A.) e ai disagi emotivi e comportamentali che i bambini manifestano in ambito scolastico e a consigliare delle valutazioni specialistiche. E spesso coltivano il dubbio che si tratti di un modo per scaricare sulle famiglie la difficoltà di gestire classi molto affollate. Ecco tutto quello che c'è da sapere su questa pratica. 

COSA PREVEDE LA LEGGE 

La legge N.170 del 2010 riconosce la dislessia, la disortorafia, la disgrafia e la discalculia come Disturbi Specifici dell'Apprendimento e a tutela del diritto allo studio di bambini e ragazzi che ne sono affetti punta su nuove metodologie didattiche e valutative, al fine di prevenire ogni discriminazione nei loro confronti e il fenomeno dell'abbandono scolastico che spesso ne deriva. Prevede inoltre la formazione dei docenti e l'inserimento nelle scuole di figure professionali specifiche. A completamento della legge è stato firmato il decreto attuativo N. 5669 del 2011, a cui sono state allegate delle "Linee Guida" con indicazioni, elaborate in base alle più recenti conoscenze scientifiche, che permettano di realizzare interventi personalizzati e/o individuali, per i singoli alunni. 

Il 27 dicembre 2012 è stata emanata una Direttiva Ministeriale sugli "strumenti d'intervento per alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l'inclusione scolastica", comunemente indicati come B.E.S. (Bisogni Educativi Speciali).
La direttiva precisa che "l'area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibili esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta speciale di attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale o culturale, disturbi specifici dell'apprendimento e/odisturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse". 

B.E.S. indica quindi in sintesi il principio della personalizzazione dell'insegnamento, già sancito dalla legge 53 del 2003, che va applicato con particolare attenzione a peculiarità, intensità e durata delle modificazioni del programma scolastico, che in certi casi può essere semplificato attraverso modalità d'insegnamento che prevedono l'utilizzo di misure compensative (computer, registratore, calcolatrice, etc) o dispensative (non scrivere alla lavagna, non ricopiare i compiti sul quaderno, disegnare secondo le proprie possibilità, etc). 
L'Emilia-Romagna, come anche altre Regioni italiane, ha raccolto materiale documentazione attraverso l'Ufficio Scolastico Regionale o anche Enti esterni "in modo da poter fornire alle istituzioni scolastiche alle famiglie un supporto alla conoscenza dei vari problemi raccolti sotto l'acronimo BES e all'attuazione di interventi didattici maggiormente mirati ed efficaci". 

Da un'indagine del MIUR (il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) da cui dipendono anche la Scuola dell'Infanzia (l'asilo), Primaria (le elementarI) e Secondaria di Primo e Secondo grado (le medie e superiori), in Italia sono circa 70.000 gli alunni in età scolare con una diagnosi Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA), ma è stato stimato che, tenendo conto di tutti coloro che non hanno ancora ricevuto una diagnosi, potrebbero essere oltre 200.000. 

PRIMA DIAGNOSI 

Alcune scuole si sono attrezzate per la somministrazione di alcuni test di base che possono fare una prima scrematura (screening) e dare delle prime indicazioni sui bambini che possono manifestare delle difficoltà specifiche proprio in ambito scolastico. La legge prevede anche la formazione di operatori che all'interno della scuola siano in grado di applicare questi test, fare un'ipotesi diagnostica e quindi inviare i bambini a rischio ai servizi territoriali delle A.S.L. che si occupano dell'infanzia (Neuropsichiatria Infantile). 

Come spiega l'insegnante Tilde Iadeluca, della scuola primaria Ermenegildo Pistelli di Roma "il problema non sta nella legge, che di per sé è necessaria e funziona, ma nel fatto che non sono stati ancora forniti gli strumenti applicativi. Cioè benché si sappia esattamente poiché indicato nelle Linee Guida che cosa bisogna fare, non c'è un numero sufficiente di operatori preparati in modo specifico, con corsi di formazione approfonditi che richiedono anche un lungo periodo di studio e tirocinio, che possano materialmente applicare la legge e fare degli invii mirati. Quello che è successo - prosegue l'insegnante - è che la non conoscenza clinica dei disturbi, ha comportato un'applicazione massiccia, a tappeto, della legge con invii generalizzati dei bambini alle Asl per la valutazione". 

Poiché però le A.S.L. sono già sovraccaricate, le liste d'attesa si sono allungate e di conseguenza i tempi necessari per ottenere una valutazione e una diagnosi, molti genitori scelgono specialisti privati. I neuropsichiatri infantili e gli psicoanalisti infantili possono, alla fine del percorso valutativo, rilasciare una certificazione e, quando necessario, fare degli incontri con le insegnanti per poter costruire con loro dei progetti individualizzati per i bambini che risultano affetti da Disturbi Specifici dell'Apprendimento o da disturbi della sfera emotiva e che per questo necessitano di percorsi personalizzati e/o la presenza di un educatore in classe. "Alcuni istituti scolastici -prosegue ladeluca - in attesa dei certificati delle ASL accettano anche quella di privati con titoli riconosciuti dallo Stato e di comprovata esperienza nel settore". 

QUANDO SERVE LA PSICOANALISTA INFANTILE 

La psicoanalisi infantile si occupa della terapia di disturbi emotivi, affettivi e dello sviluppo generale del bambino, non è sostitutiva rispetto ai trattamenti riabilitativi per le disabilità specifiche. I trattamenti psicoanalitici vengono effettuati mantenendo sempre un rapporto di collaborazione, spesso di collegamento tra neuropsichiatri infantili, terapisti della riabilitazione (logopedisti, psicomotricisti, euritmisti, etc.) e la scuola. 
I Disturbi Specifici dell'Apprendimento, come Disturbi Generalizzati dello Sviluppo, si accompagnano sempre a un disagio emotivo del bambino. La psicoanalisi infantile permette di lavorare sui livelli più profondi della personalità, sugli aspetti depressivi che questi bambini manifestano in modi molto diversi, come iperattività o ritiro (cioè scarsa partecipazione alla vita familiare e scolastica) mutismo, rifiuto di applicarsi alle attività richieste, disturbi del sonno, paure molto accentuate, oppositività marcata (capricci importanti), incidenti ripetuti, enuresi, disturbi alimentari. Uno dei principali problemi psicologici dei bambini con DSA, se non trovano un modo per poterne parlare e sentirsi capiti nel loro disagio, è che maturano un'intima e profonda convinzione di essere "handicappati", di avere una diversità che non permette loro di essere come tutti gli altri bambini, alla base dell'insicurezza, dell'ansia e della depressione che spesso li accompagna. 

Il lavoro dello psicoanalista infantile con il bambino e con i suoi genitori, permette il contatto e la presa di coscienza delle difficoltà e delle risorse del bambino e dei genitori; la maturazione e l'integrazione di aspetti della mente del bambino che se rimangono scissi, cioè separati, non permettono uno sviluppo completo della personalità, con i suoi aspetti emotivi, affettivi e cognitivi che, perché la mente possa funzionare bene, devono andare di pari passo, con un ritmo sincrono, armonizzandosi. 

Un altro elemento peculiare del trattamento psicoanalitico è quello del lavoro sugli aspetti dolorosi della vita, che possono essere legati ad eventi esterni (lutti, perdite, separazioni) ma anche a situazioni interne al bambino stesso, intrapsichiche. I bambini tendono a vivere in modo intimamente drammatico le loro difficoltà, le paure, i dispiaceri, anche se non ne parlano, non ce l'hanno chiaro o non lo sanno. L'intuizione o la percezione inconscia, infatti, non implica consapevolezza che è invece necessaria perché un problema possa essere affrontato. 

Gli psicoanalisti infantili sono professionisti tecnicamente ed emotivamente "attrezzati", attraverso una preparazione specifica acquisita con una lunga e articolata formazione, per poter affrontare questi argomenti, impostare trattamenti idonei che aiutino i bambini ad affrontare i loro problemi e le difficoltà, sostenere i genitori durante questo percorso verso il miglioramento, quando possibile la guarigione e sempre, una migliore qualità della vita, di tutti.


Adelia Lucattini


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Articolo dei Adelia Lucattini, Psichiatra psicoterapeuta e Psicoanalista pubblicato su
D-Repubblica.it - Famiglia

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