Passa ai contenuti principali

BAMBINI "GRACILI" DA PICCOLI? CAMPIONI DA GRANDI!










Intelligenza corporea, creatività e sport agonistico in bambini che da piccoli hanno malattie importanti o "croniche". Che cosa collega questi tre fattori?

Analizzando la biografia di alcuni campioni sportivi, si scopre con una certa sorpresa che da bambini hanno sofferto malattie importanti o croniche, anche impegnative (allergie alimentari, celiachia, asma allergico, diabete, etc) o sono nati prematuri. 
Aiutati adeguatamente sviluppano qualità psico-fisiche particolari, talvolta eccezionali.

ALCUNI ESEMPI

Cassius Clay  conosciuto anche come Muhammad Alì campione mondiale di pugilato

Jackie Stuart campione di Formula Uno

Bruce Jenner campione di Dechatlon e medaglia d'oro

Magic Johnson campione di Basket

Steve Redgrave medaglia d'oro nel Canottaggio

Tutti accomunati dalla DISLESSIA.

Lionel Messi, calciatore, affetto da nanismo ipopituitarico fino a 12 anni.

Mario Balotelli, calciatore, nato con Megacolon congenito, trattato chirurgicamente a pochi mesi di vita.

Lo sciatore Christof Innerhofer, in un'intervista televisiva ha raccontato di essere nato prematuro e che per questo era stato sottoposto a cure perinatali, crescendo è stato un bambino "iperattivo",  un "combina guai", come capita spesso di riscontrare nei bambini nati prematuri.
Da quando si è dedicato allo sci agonistico (incanalando così la sua tensione interna) ha trovato un suo spazio psichico e fisico congeniale fino a diventare campione del mondo di "supergigante".

Non a caso in una specialità in cui disciplina, propriocezione, desiderio di affermazione e coraggio sono indispensabili.

Immaginiamo che ognuno di loro abbia incontrato lungo la sua strada "maestri", allenatori, educatori, intuitivi, intelligenti e pazienti.

COME SI SPIEGA IL RAPPORTO TRA MALATTIA FISICA, PREMATURITA'DISTURBO SPECIFICO DELL'APPRENDIMENTO E CAPACITA' NELLO SPORT?

Lo stimolo "interno" dato dalla "sofferenza" fisica e interiore, l'abitudine al controllo dei sintomi con una tendenza anche al controllo di se stessi e del mondo esterno, da un lato rende questi bambini ansiosi, un po' apprensivi, poco tolleranti della frustrazione e dell'insuccesso, dall'altro però li rende più capaci di pensiero astratto, spesso sono bravi in matematica, testardi, insistenti, tenaci, infaticabili.

Quando si cimentano in uno sport tendono ad essere molto tecnici e strategici, hanno una visione dello spazio e del gioco, capacità di previsione tattica, sanno fare gioco di squadra senza mettersi in secondo piano, sono disciplinati, ascoltano il "maestro", desiderano imparare e migliorarsi anche se con degli "scarti", come i cavalli di razza, in cui tentano di "fare da soli" per misurare le proprie forze o dare sfogo alla tensione fisica, ma senza desiderio di contrapposizione con l'adulto o piacere della ribellione.
La ribellione per loro è una conquista, non semplice da raggiungere, e va di pari passo con l'acquisizione dell'autonomia personale ed emotiva dagli adulti verso cui sviluppano forti correnti affettive ed a volte dipendenza.

L'abitudine all'autodisciplina e al controllo con un'estrema sensibilità dei propri sintomi, accompagnati al bisogno di esprimere con il movimento fisico la tensione psicologica ed emotiva, se "guidati" da genitori, educatori, maestri, attenti e altrettanto "sensibili" che sappiano individuare quale sia lo sport a loro più congeniale, possono finalmente trovare un'attività che permetta loro di coniugare bisogno di movimento e piacere per il controllo.

Se a questo si aggiunge il riconoscimento delle loro qualità, tolleranza per le loro intemperanze e valorizzazione dei pregi e dei risultati, si ha un "mix" potenzialmente "vincente".

Ogni genitore desidera che il proprio bambino stia bene e sia felice, quando i figli hanno sofferenze da piccoli, i genitori si sentono preoccupati e molto dispiaciuti.

Poter immaginare invece che da un problema possano derivare delle qualità che "predispongano" al successo, può essere di grande aiuto.  


Adelia Lucattini    


Vai alla fonte
Leggi articolo originale della giornalista e scrittrice Sara Ficocelli 
"Bambini in difficoltà da piccoli? Campioni da grandi" su Il Tirreno.it - Benessere & Salute




Post popolari in questo blog

LO SPORT AGONISTICO FA BENE AI BAMBINI:POTENZIA IL TALENTO E ORGANIZZA IL TEMPO

Il 10% degli adulti svolge un’attività sportiva regolarmente mentre i bambini svolgono una pratica quasi quotidiana tra scuola, associazioni e società sportive.  Lo sport agonistico nelle prime fasi dell’età evolutiva (tra i 3 e i 18 anni) è ormai un fenomeno di massa, ma ci sono dei rischi?  Imporre modelli di prestazioni difficilmente raggiungibili espone a delusioni e mortificazioni, un indirizzamento corretto invece potenzia il talento personale e aiuta i bambini ad organizzare il loro tempo interno attraverso l'impegno che diventa piacere e gioco . QUALI SPORT PER I BAMBINI  Dalla metà degli anni ‘90 la pratica di uno sport è stata inserita tra le attività quotidiana dei bambini, cui si offre oggi l’opportunità di avvicinarsi a molte discipline sportive diverse, dalle più popolari calcio, basket, pallavolo, nuoto, ad altre meno praticate come scherma, rugby, pattinaggio, arti marziali.  Conseguentemente è cresciuto anche l'interesse verso l'agonismo di

COME PARLARE AI BAMBINI: LE CHIAVI DEL PARADISO

Imparare a parlare con i bambini non è intuitivo, però è semplice conoscendo come funziona la loro mente in crescita ed evoluzione. I bambini desiderano parlare ma soprattutto essere ascoltati. Instaurare il dialogo farsi ascoltare, seguire e rispettare non sarà così difficile! 1 - Evitare il “baby-talk” Evitare di parlare come imitando il parlare stridulo, alto e disarticolato dei bambini piccoli, questo può andar bene con i neonati, nei momenti di gioco, ma i bambini hanno bisogno d’imparare a parlare e in modo corretto, inoltre anche di saper distinguere bene il tono e il senso di quello che viene detto dalla mamma e dal papà. I fratellini poco più grandi possono anche farlo, senza esagerare, altrimenti potrebbe prendere una piega poi difficile da correggere: il “piccolino a vita”. Molto meglio usare il nostro normale timbro di voce e pronunciare le parole in modo corretto. I bambini capiscono fin dal primo giorno di vita e comunicano. I bambini nascono gi

PAPÀ, NON VOGLIO ESSERE CELIACO. "GLUTEN-FREE" E PSICOLOGIA. ISTRUZIONI PER L'USO

Nel tempo si sono susseguite delle buone abitudini alimentari per i bambini e anche per i loro genitori: il naturale, il biologico, i grani antichi e i monograno, i no-OGM (organismi geneticamente modificati) e a seguire, il "senza glutine". Ma a differenza delle altre che valgono per tutti, la cucina senza glutine può essere soggetta a malintesi, infatti, è un regime dietetico che equivale a una terapia per chi è celiaco o con una comprovata intolleranza al glutine. Infatti, per chi non lo è, a dosi "naturali", a piccole dosi quotidiane, il glutine è una proteina necessaria. CO S’ È   IL GLUTINE? I l glutine è  un  complesso proteico  tipico di alcuni cereali caratterizzato, a livello chimico, da essere insolubile in ambiente acquoso .  Le frazioni (ovvero le componenti) meglio caratterizzate di questo insieme di proteine sono due: la  prolammina  (nota col nome di  gliadina  nel frumento e responsabile dei principali fenomeni di reazioni allergi