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SON PICCINO E HO IL MAL DI PANCIA. “SINTONIZZARSI”...CURA!


In questo secondo post affrontiamo i problemi emotivi dei bambini celiaci e come aiutarli.
Le mamme i e papà hanno un compito unico e insostituibile. Prima cosa succedere e poi alcuni consigli per aiutare i bambini e i loro genitori nell’affrontare l’avventura della celiachia.
BAMBINI IPERATTIVI E CHE NON DORMONO MAI

Molti studi collegano la celiachia con disagio psicologico e disturbi del comportamento e anche depressione nei bambini celiaci. Cerchiamo di capire perché.
I disturbi intestinali continui, diarrea e stitichezza, insieme ai dolori anche forti, reflusso gastro-esofageo, gonfiore con pelle dell’addome “tesa” e flatulenze, creano un senso d’insicurezza, di paura, d’inadeguatezza e una sensazione fisica e mentale di costante precarietà.

Spesso le bambine e i bambini si sentono stanchi, sono poco resistenti, le forze vengono meno rapidamente e può venire mal di testa. Tra i dolori e la paura due sono i sintomi principali, di giorno iperattività, irritabilità (rispondono male), nervosismo (piangono per nulla), rifiuto del cibo (perché hanno paura di stare male) e di notte insonnia, per i dolori fisici, per la paura di sentirsi male quando tutti dormono, paura che succeda qualcosa ai loro genitori a cui si aggrappano e senza i quali si sentono “perduti”, come i bambini “sperduti” nell’ “Isola che non c’è” in Peter Pan.


LE PAURE

I bambini si fanno tante domande: “Perché sto sempre male? È colpa mia? Sono stato cattivo? Sono malato? Sono handicappato?”. Questi pensieri sono ricorrenti nei bambini sia prima di aver scoperto che la causa del loro malessere è la farina che dopo quando devono iniziare la dieta necessaria per stare bene e “guarire”.

Poiché il dolore è “dentro la pancia” nei bambini equivale, proprio per il loro funzionamento mentale, avere qualcosa “dentro” che non funziona, e come non funziona nella pancia, non funziona nella mente. È dentro di sé che c’è qualcosa che non va.
Da questa associazione, da questo collegamento naturale e spontaneo che derivano l’insicurezza e la depressione.
Inoltre, la “ferita” nel corpo da parte di “cose buone”, il cibo che fa crescere, scaccia la fame, nutre, consola e dà soddisfazione, fa sentire un senso di privazione, di perdita, di delusione, di solitudine e quindi può arrivare la depressione.
I bambini più non sano descrivere i loro sentimenti e non riescono a dare un nome a quello che sentono, e alle cose che non hanno un nome, è difficile dare un significato e un senso.


COME AIUTA LO PSICOANALISTA

Per chi si chiede come funziona la “psicoanalisi nei bambini e degli adolescenti”, possiamo dire aiuta a chiarire, spiegare, far sentire capiti nel profondo anche nelle cose che “non hanno spiegazione”, trovare quella spiegazione insieme, quindi dare un nome, un significato e un senso.
Quando le cose hanno un senso vero, allora sono sopportabili, accettabili e ci si può convivere. L’analista può aiutare ad essere più forti nel mantenersi a dieta, nel non spaventarsi per un mal di pancia imparando che passa e a distinguere che tipo di mal di pancia è, se per esempio è un virus stagionale o una bibita troppo fredda d’estate e non cibo “contaminato” o altro.

L’altro aspetto è che l’analisi permette di vedere l’“essenziale invisibile agli occhi”.
Ad esempio, se parliamo della tanto temuta “contaminazione” che questa non è imprevedibile, misteriosa, pericolosa che può aggredire alle spalle, ma è dovuta ad un semplice fatto che la farina “vola” perché leggera e invisibile a occhio nudo.
Se il bambino o adolescente si vergogna, piano piano si rende conto che la malattia non è una colpa che “le malattie vengono” ma l’importante è che ci sia una cura, una soluzione.
Certo è vero che hanno una vita di sacrifici e privazioni, ma che alla fine possono diventare un’abitudine, qualcosa che accompagna, una “caratteristica”, come avere i capelli e gli occhi di un certo colore, etc.
L’altro aspetto, non di poco conto, è che non devono spiegazioni a nessuno, quando si è tranquilli con sé stessi, si è tranquilli con tutto il resto del mondo.


LA DIETA DIVENTA UNA NORMALE “ABITUDINE”

Quando sono piccolissimi la mamma e il papà li aiutano, ma poi, quando iniziano la scuola, devono fare da soli e allora cominciano i veri problemi.
Questo improvviso bisogno di controllare tutto da soli e si spaventano.
Se la scoperta della celiachia avviene quando sono più grandicelli e accade spesso, anche se da principio iniziare la dieta sul momento li solleva perché finalmente sanno che non è colpa loro e da “dove” viene il loro malessere, però poi, appena passati i dolori, s’illudono di essere guariti e non vogliono più mangiare “tutte quelle cose cattive”, “non vogliono essere diversi dai compagni e dagli amici”, si vergognano e si sentono diversi e spesso “cattivi”, insomma, il mondo crolla loro addosso.
Cominciano a pensare che non c’è niente “che possono mangiare”, che “non saranno mai capaci di fare una dieta senza glutine”, che il “pericolo” è dappertutto e per estensione che non c’è niente “di normale” nella loro vita.
Un altro problema è il bisogno, a volte l’imperativo, di non sbagliare e la paura della “contaminazione” che li rende molto ansiosi, preoccupati e spesso scattano delle “fobie” anche molto importanti.
Gli amichetti da piccoli e gli amici nell’adolescenza, si accorgono della loro celiachia dalle fobie e forti e improvvise crisi d’ansia quando si trovano a mangiare fuori casa, con agitazione, pianto, scatti, arrabbiature immotivate, più che dalle merendine senza glutine che ormai si vedono dappertutto, dai supermercati ai bar.


MAMMA E PAPÀ: LA CHIAVE DEL SUCCESSO

Se non sono loro stessi celiaci, hanno bisogno di capire, accettare e “addestrarsi” proprio come i loro figli, insieme a loro passo passo.
All’inizio sarà difficile, ma abituati a ben altri sacrifici da genitori, la dieta senza glutine, non sarà insormontabile né difficile da imparare!
Inoltre, i miglioramenti dei figli dal punto di vista fisico e del comportamento, rassicurano, danno fiducia e incoraggiano ad andare avanti.
I genitori hanno bisogno di poco per ritrovare le forze, basta che i loro figli stiano subito un po’ meglio per rinforzare la tenacia e accompagnarli con costanza nel percorso che li porterà col tempo a stare bene, e i genitori a star sempre meglio in questa nuova condizione.
Nuova anche per i genitori celiaci che non avranno problemi rispetto alla dieta e ai cibi, ma hanno spesso sensi di colpa, dispiacere, sofferenze che non dicono, per “aver trasmesso” la celiachia.
È una reazione inconscia, naturale, chi non vuole “il meglio” per i propri figli? Quale genitore non vuole risparmiare fatiche, disagi, sacrifici costanti, dolori fisici ai propri figli? Ma questo non è possibile. È invece possibile saperlo, esserne coscienti per far sì che ogni angoscia segreta, si sciolga e lasci il posto alla possibilità di essere felici e sta bene “comunque”. L’accettazione attiva che non lascia spazio alla demoralizzazione e alla depressione ma che fa reagire difronte alle difficoltà combattendole.


ALCUNI CONSIGLI PRATICI

1     1 -    LA DISPENSA SEMPRE PIENA

Qui il problema delle mamme che non sanno come aiutare i loro bambini a stare meglio alle prese con le festicciole, che devono lasciare i loro bambini a scuola un’intera giornata mente sono al lavoro o a casa, con i loro figli e le loro figlie che spesso dicono che non riusciranno mai più ad uscire con gli amichetti o a mangiare qualcosa fuori casa.
Il dolore dei figli non è sopportabile per i genitori, tanto meno il dolore mentale, il dispiacere.
È duro affrontare la depressione del proprio bambino e figlio adolescente, ma con il supporto di amici e di specialisti preparati, ogni problema può essere affrontato, è possibile trovare la forza e anche risolvere disagi e affrontare problemi che prima sembravano anche sono impossibili da pensare.
Ma è possibile superare le difficoltà quotidiane con una buona organizzazione e la dispensa sempre piena!


2       2 -    PARLARE E CUCINARE GIOCANDO INSIEME

È importante che i genitori parlino con i loro figli sempre, piccoli o grandi che siano. Aiuta tanto sapere che tantissimi bambini e ragazzi convivono con la celiachia, soprattutto in Italia che è il secondo paese al mondo per numero di celiaci, che è una questione genetica e non ne ha colpa nessuno.
Però oggi ci sono tanti buoni prodotti e che anche fuori è possibile trovare pizzerie e locali e ristornati, gelaterie e pasticcerie dove prendere prelibatezze senza glutine!
Non consola, certo, ma aiuta a capire.
A casa poi è importante mostrare come la mamma e il papà fanno la spesa, come scegliere i migliori prodotti “gluten free” e a casa cucinare insieme buone cose senza glutine e qualche volta andare a mangiare fuori casa dicendo e come dire ai camerieri, farsi aiutare da loro a scegliere, i piatti migliori senza glutine o farseli cucinare appositamente, proprio per sé, dei piatti “speciali”, per bambini “speciali”. Col tempo diverrà una cosa normale.


Adelia Lucattini



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