Passa ai contenuti principali

ESAMI CHE TERRORE...

Risultati immagini per panse fiore

Con l'arrivo all'università, organizzata in modo diverso rispetto alle scuole superiori, spesso
ragazzi si sentono disorientati e confusi, impiegano un po' di tempo a capire sia il funzionamento dei corsi che come preparare e sostenere gli esami.



La programmazione autonoma dello studio non sempre è oggetto d'insegnamento nel corso di studi precedenti, attraverso metodiche didattiche specifiche e finalizzate a questo.
Per indicarne alcune possibili: interrogazioni programmate, insegnamenti e verifiche "a progetto", "tesine" su argomenti specifici, 
Solo all'ultimo anno delle superiori in vista dell'esame di maturità è prevista la stesura di una tesina.


Arrivati all'università non è difficile sentirsi agitati, "indietro" rispetto ai compagni o "bloccati".
Impressioni e sensazioni che se non corrette possono in breve tempo portare a sentirsi "non all'altezza" e perfino incapaci, con grande disagio e sofferenza personale, non sempre comunicata nel tentativo di "farcela da soli" o per imbarazzo o per vergogna. 


Se la paura si trasforma in terrore, l'inibizione (blocco) aumenta ed è possibile iniziare a rimandare gli esami, anche se si è studiato e si è preparati. 
Può poi affacciarsi la paura di deludere o far dispiacere ai genitori con difficoltà a parlare con loro della nuova situazione.
Questo può innescare un  circolo vizioso che può portare a perdere fiducia nelle proprie capacità anche in studenti brillanti.

Il passaggio all’università è un momento complesso anche per il cambiamento di amicizie e di ambiente, sia per chi rimane nella propria città sia per chi deve spostarsi in un'altra.
Sono frequenti momenti di preoccupazione e di ansia, senso di solitudine e smarrimento. 


Il primo passo è essere consapevoli che è una situazione condivisa, anche se non comunicata, con tutte le altre "matricole", per ognuno o avrà sfumature e durata diverse, ma èuna sorta di "rito di passaggio" interiore, familiare, sociale ineludibile. Uno dei tanti.


Il secondo passo è parlarne con un amico o un'amica fidata, quindi con un adulto che ci sia passato e con i propri genitori. 

Quando l’emotività non gestita, l’ansia e i pensieri tristi cominciassero ad essere insistenti e quotidiani, potrebbero ad interferire  con lo studio che è il primo a risentirne.

In questo caso è importante potersi rivolgere a uno specialista, psicoterapeuta e psicoanalista
In alcuni casi non è escluso che possa essere necessaria anche una terapia farmacologica, ma sempre su indicazione e prescrizione dello psichiatra che poi potrà essere proseguita anche dal medico di famiglia.

Adelia Lucattini



Vai alla fonte
Il Tirreno - Benessere & Salute 

SIPSIeS.ORG

Post popolari in questo blog

LO SPORT AGONISTICO FA BENE AI BAMBINI:POTENZIA IL TALENTO E ORGANIZZA IL TEMPO

Il 10% degli adulti svolge un’attività sportiva regolarmente mentre i bambini svolgono una pratica quasi quotidiana tra scuola, associazioni e società sportive.  Lo sport agonistico nelle prime fasi dell’età evolutiva (tra i 3 e i 18 anni) è ormai un fenomeno di massa, ma ci sono dei rischi?  Imporre modelli di prestazioni difficilmente raggiungibili espone a delusioni e mortificazioni, un indirizzamento corretto invece potenzia il talento personale e aiuta i bambini ad organizzare il loro tempo interno attraverso l'impegno che diventa piacere e gioco. QUALI SPORT PER I BAMBINI 
Dalla metà degli anni ‘90 la pratica di uno sport è stata inserita tra le attività quotidiana dei bambini, cui si offre oggi l’opportunità di avvicinarsi a molte discipline sportive diverse, dalle più popolari calcio, basket, pallavolo, nuoto, ad altre meno praticate come scherma, rugby, pattinaggio, arti marziali.  Conseguentemente è cresciuto anche l'interesse verso l'agonismo di massa, cui ci si avvi…

BALBUZIE? CONOSCERLA AFFRONTARLA E SUPERARLA

Molti bambini piccoli balbettano in un’età tra 2 e 5 anni. In molti casi, la balbuzie scompare da sola all'età di 5 anni. In alcuni bambini, dura più a lungo. Esistono trattamenti efficaci per aiutare i bambini a superarla Nel film "Il discorso del re" ("The King's Speech") è raccontata la storia del Re Giorgio VI d’Inghilterra (padre della Regina Elisabetta II) affetto da una grave balbuzie e in modo molto bello e chiaro, il  rapporto  con il suo logopedista Lionel Logue, che l'ebbe in cura e l’aiutò a superarla. Bruce Willis in alcune interviste ha parlato della sua esperienza di bambino e ragazzo balbuziente: "Quando ero bambino avevo un po' di difficoltà a parlare. I compagni mi prendevano in giro, e io non sapevo che fare. D’altra parte, starmi a sentire era un calvario. Poco dopo ho avuto la fortuna di iscrivermi a un corso di recitazione, credo fosse il primo anno di liceo. Il teatro mi ha aiutato tantissimo. È stato come un miracolo. O me…

LA DISTRAZIONE NON È PIGRIZIA... È STANCHEZZA!

Parliamo della neuropsicobiologia della distrazione da stanchezza e come la psicoanalisi può aiutare a stare meglio.
Cosa dice la scienza sugli errori da distrazione
Un gruppo di ricercatori coordinati dal prof. Vladislav Vyazovskiy che insegna Psichiatria all’Università del Wisconsin, con sede nella città di Madison (USA), ha scoperto la causa degli errori di distrazione, che finora non avevano una spiegazione scientifica, ma erano attribuiti solo alla incapacità di concentrarsi. Essi sono causati da un momentaneo addormentamento di pochi gruppi di cellule cerebrali, che influenza pesantemente il nostro modo di agire anche se sembriamo svegli e vigili. Questa scoperta consente per la prima volta di comprendere che la distrazione è frutto dell’eccessiva stanchezza. E così piccolissime porzioni di cervello, a volte, si spengono, come accade ai computer o ai telefonini che, quando non sono utilizzati per un po’ di tempo, sospendono le loro funzioni e il loro schermo diventa nero.
Senza ripo…